Lettera a “Il Manifesto”

Fernando Botero, Madre con suo figlio, 1995

Fernando Botero, Madre con suo figlio, 1995

Cara redazione de “Il Manifesto”,

vi scrive la CIANB, (Coalizione di associazioni nata per proteggere promuovere e sostenere un’alimentazione infantile ottimale, www.cianb.it) a proposito dell’articolo “L’obesità e l’educazione sentimentale” che avete pubblicato il 24 ottobre scorso a firma di Sarantis Thanopulos (http://ilmanifesto.info/lobesita-e-leducazione-sentimentale/ o si veda l’articolo in PDF).

Abbiamo letto che l’autore identifica nella distorsione del rapporto madre-lattante durante l’allattamento la causa (o una delle cause) dell’obesità infantile.

L’analisi per vari motivi non tiene in conto i fatti oggettivi: in primis per i dati statistici reali, che attribuiscono al latte materno proprio un effetto protettivo rispetto all’obesità, fenomeno collegato alla maggior capacità di autoregolazione da parte del lattante, libero di chiedere e lasciare il seno in tempi e modi che rispondono alle sue reali esigenze.

Anche per quanto riguarda il legame emotivo fra madre e figlio, è incontrovertibile che questo sia facilitato dall’allattamento, basti pensare che l’ormone che determina la fuoriuscita del latte, l’ossitocina, favorisce l’attaccamento ed il legame madre-bambino. È inoltre comprovato come il problema dell’obesità sia multifattoriale e sicuramente collegato ad abitudini e comportamenti – alimentari ma non solo – che si stabiliscono anche durante la fase dell’introduzione dei cibi complementari e poi via via fino all’adolescenza.

In una società come la nostra, (nella quale solo un lattante su dieci è allattato in maniera esclusiva per sei mesi, in cui l’allattamento in pubblico è ancora oggetto di discriminazione e quello prolungato oltre l’anno di età guardato con sospetto), attribuire la causa di uno dei più gravi problemi attuali di salute pubblica – l’obesità – al latte materno, appare un messaggio privo di basi scientifiche, fuorviante e decisamente pericoloso.

Nella confusione culturale che nell’immaginario collettivo non risparmia neppure la funzione del corpo femminile, il fatto che alcune madri provino difficoltà ad abbandonarsi al contatto fisico col neonato e ad accettare le sensazioni che l’allattamento provoca, è un problema del tutto individuale, che merita un approccio personalizzato e non certo una generalizzazione mediatica.

Il risultato di analisi come quella dell’articolo a cui ci riferiamo, non può che incrementare l’atmosfera di ambiguità che circonda l’allattamento e allontanare tante madri e bambini da un importante obiettivo di salute.

Riteniamo che la funzione biologica della lattazione, vitale per la nostra specie come per gli altri mammiferi, meriti da parte degli organi di informazione un trattamento migliore.

Augurandoci che le evidenze scientifiche sull’allattamento al seno possano trovare spazio nei mezzi di informazione porgiamo cordiali saluti.

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